LA GRECIA PUNTA ALL' UNITA' NAZIONALE MA RESTA NEL CAOS Εκτύπωση
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Συντάχθηκε απο τον/την 'Αννα Ειρήνη   
Δευτέρα, 14 Μάιος 2012 18:21

ΠΗΓΗ: www.lastampa.it
Caos in Grecia, i partiti faticano a trovare un accordo per il governo d'unità nazionale

Negoziato in bilico sul nuovo governo. Smentita l'intesa a tre Lettera di Papademos: soldi fino a giugno. Banche in difficoltà
TONIA MASTROBUONI

 

A metà pomeriggio scoppia l’equivoco. Al termine dell’incontro di un’ora e mezza con il presidente della Repubblica con i tre partiti maggiori, il leader della sinistra radicale Syriza, Alexis Tsipras dichiara ai cronisti che l’accordo per un nuovo governo in Grecia c’è, ma senza di lui.

«Tre partiti, Nuova Democrazia (Nd), Pasok e Sinistra democratica (Dimar) hanno 168 seggi in Parlamento. Se vogliono, possono formare un governo», sostiene. Si tratta di una mezza verità, perché l’intesa raggiunta il giorno prima è vincolata all’appoggio dello stesso Tsipras, ma in quel momento cade come una bomba sul delicatissimo negoziato, allontanandone l’esito positivo. Perché si trasforma in una provocazione a un concorrente, l’altro partito della sinistra radicale Dimar.

Il cui leader, Fotis Kouvelis avrebbe scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy per chiedere un ammorbidimento dell’austerity, secondo una fonte, proprio per giustificare un eventuale partecipazione ad un esecutivo di emergenza davanti ai suoi.

Il fatto è che il paese è spaccato sin dalle elezioni del 6 maggio tra partiti pro-memorandum e anti-memorandum e gli ultimi sondaggi dimostrano che quest’ultimo fronte sta enormemente salendo nei sondaggi. Favorendo anzitutto Syriza, che ha preso attorno al 17% e che prenderebbe dieci punti in più, se si rivotasse oggi.

Dunque, chi tocca i partiti con lo “stigma” di voler andare avanti con le misure di austerità (pur rinegoziandole, come ormai dicono sia Nd sia Pasok) continua a crollare nei consensi. Ovvio, allora, che alla provocazione di Syriza il leader di Dimar, Fotis Kouvelis, abbia risposto inferocito smentendo la notizia: «menzogne», ha tagliato corto. Ma l’equivoco, sostengono fonti presenti all’incontro, è nato il giorno prima. E la provocazione di Tsipras ha avuto l’effetto di inasprire la spaccatura dentro il partito di Kouvelis – diviso tra chi appoggerebbe un esecutivo di unità nazionale e chi no – e di allontanare l’accordo a tre.

Quando Evangelos Venizelos ha rimesso infatti alla fine della scorsa settimana il mandato nelle mani del presidente della Repubblica, ha informato Papoulias dell’intesa raggiunta con Kouvelis (Dimar) e Samaras (Nd) per un esecutivo di unità nazionale ma ha anche puntualizzato che quella coalizione doveva avere anche l’appoggio di Syriza per essere sufficientemente robusta e non attirarsi accuse di rappresentare solo una minoranza nel paese (insieme hanno il 38% dei voti ma soltanto grazie al robusto premio di maggioranza hanno conquistato 168 seggi su 300).

Tsipras ha rifiutato nuovamente quest’ipotesi perché ha già la testa sulle prossime elezioni e quando sono ripresi i negoziati nel tardo pomeriggio tra il presidente della Repubblica e gli ultimi quattro partiti che entreranno in parlamento, i comunisti, i neonazisti, Greci indipendenti e Dimar, ogni speranza sembrava di nuovo persa.

Tra l’altro, Papoulias ha letto una lettera di Lucas Papademos a tutti i partiti in cui il premier “tecnico” ha riassunto la situazione tragica della Grecia: le banche sono ancora in grande difficoltà e hanno bisogno di ricapitalizzazioni dallo Stato, la recessione è in caduta libera e i soldi, ha sostenuto l’ex vicepresidente della Bce, basteranno ad Atene solo fino a giugno. Poi non potranno più essere pagati stipendi e pensioni.

Ma in serata è arrivata un’altra sorpresa: l’apertura del capo di Greci indipendenti, Kammenos, che ha ammesso di essere d’accordo sul fatto che “il Paese deve essere governato”. I colloqui sono proseguiti nella notte con il faccia a faccia tra Papoulias e l’uomo chiave di questa fase, Kouvelis. Le trattative riprendono oggi. Il presidente farà alle 19.30 i risultati delle consultazioni a quattro, alle quali non parteciperà il leader di Syriza. Se falliranno, si va ad elezioni.

Nel frattempo dall’Europa sono arrivati ieri due avvertimenti. Il primo dal governatore della Banca centrale del Belgio, Luc Coene, che ha parlato esplicitamente della possibilità che la Grecia esca dall’euro in un’intervista al Financial Times: «È possibile». Il secondo in una notizia dello Spiegel che sostiene che l’Europa è pronta a continuare a dare sostegno alla Grecia anche dopo un’uscita dall’euro, ma non per sostenere la spesa statale, bensì per rimborsare i bond ancora in mano alla Bce.

 

Τελευταία Ενημέρωση στις Τετάρτη, 16 Μάιος 2012 20:47