CRACO - ΜΙΑ ΕΛΛΗΝΙΚΗ ΠΟΛΗ "ΦΑΝΤΑΣΜΑ" ΣΤΗΝ ΙΤΑΛΙΑ Εκτύπωση
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Κυριακή, 18 Μάρτιος 2012 10:11

 

Το Craco βρίσκεται στην περιφέρεια της Basilicata και στην επαρχία Matera της Ιταλίας και κατοικήθηκε τον 8ο αιώνα από Έλληνες αποίκους με την ονομασία Montedoro…

Προτίμησαν την ενδοχώρα για αμυντικούς λόγους, εγκαταλείποντας την παραθαλάσσια πόλη Metaponto.

Τάφοι που βρέθηκαν στην περιοχή υποδηλώνουν την έντονη παρουσία του ελληνικού στοιχείου, ενώ το σημερινό της όνομα έλαβε η πόλη το 1060, όταν η ευρύτερη περιοχή ήταν στην κατοχή του Αρχιεπισκόπου Arnaldo, ο οποίος την ονόμαζε «Grachium», δηλαδή «μικρό ανώμαλο έδαφος».

Η πόλη είναι χτισμένη επάνω σε έναν ψηλό λόφο, γεγονός που της προσδίδει εντυπωσιακή εμφάνιση και τη διακρίνει από τα γύρω πεδινά εδάφη, ενώ οι κάτοικοι ασχολούνταν ως επί το πλείστον με τη γεωργία και κυρίως με την καλλιέργεια σιτηρών στις πεδιάδες.

Με το πέρασμα των χρόνων, οι αγροτικές καλλιέργειες δεν είχαν τα αναμενόμενα αποτελέσματα για τους κατοίκους, οι οποίοι ξεκίνησαν να αντιμετωπίζουν διάφορα οικονομικά προβλήματα.

Αυτό συνέβαλε -μεταξύ άλλων- στη δραματική και σταδιακή μείωση του πληθυσμού, ο οποίος έφτασε μέχρι το 1922 να αριθμεί μόλις 600 άτομα από 2.000 περίπου που ήταν αρχικά, όταν η πόλη γνώριζε μεγάλη ανάπτυξη.

Οι περισσότεροι μετανάστευσαν στη βόρεια Αμερική, ενώ διάφοροι σεισμοί και άλλες φυσικές καταστροφές αλλά και ο Β΄ Παγκόσμιος Πόλεμος οδήγησαν την πόλη στην πλήρη εγκατάλειψή της.

Οι τελευταίοι κάτοικοι μετακινήθηκαν στο Craco Peschiera που βρίσκεται κοντά, ενώ σήμερα μόνο ερείπια έχουν απομείνει για να θυμίζουν την ύπαρξη της πόλης, που έχει σπουδαίο αρχαιολογικό ενδιαφέρον.

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ΑΡΘΡΟ ΣΤΑ ΙΤΑΛΙΚΑ

CRACO (MT), IL PAESE FANTASMA CHE PIACE AD HOLLYWOOD

Lo vedi da lontano, lassù in cima alla collina, a 391 metri sul livello del mare, ti sembra uno dei tanti piccoli, affascinanti e vitali centri medievali disseminati lungo tutta la dorsale appenninica. Invece, Craco (Matera) è oggi un paese fantasma, almeno per quanto riguarda il centro storico perché, stando alle statistiche, il comune conta 800 residenti.

L’abbandono cominciò nel 1963 dopo una frana che ne distrusse una parte. Allora c’erano quasi duemila abitanti. Il paese si svuotò lentamente e divenne completamente deserto nel 1981. Gli abitanti vennero trasferiti in parte nella contrada S. Angelo e in maggioranza nella frazione di Peschiera, a sette chilometri dal borgo antico. 

Nonostante l’abbandono, Craco è un paesino di straordinaria suggestione e pressoché intatto - con le case intrecciate tra loro intorno al castello medievale, costruite in pietra e mattoni tagliati – dalla storia antichissima. Oggi è visitabile lungo un percorso messo in sicurezza.

I nomi delle contrade evocano un passato intenso e misterioso:

Canzoniere: prende il nome da un'antica taverna posta lungo un tratturo una volta assai frequentato. La storia vuole che a gestire la taverna fosse una donna assai avvenente, una specie di Circe contadina, che riduceva in suo potere i malcapitati sedotti dalla sua avvenenza: la maliarda, poi, li uccideva e li metteva sotto aceto, facendone il piatto forte della sua osteria. 

San Lorenzo: un'antica fontana a volta, sulla via verso il Cavone dove palme altissime convivono con gli olivi sullo sfondo di masserie che sono capolavori dell'arte costruttiva rurale dei secoli passati, austere e solari,arroccate e nel contempo aperte al territorio, come quelle "Galante" e "Cammarota", con il loro svolgersi su due livelli, gli archi che reggono la scala esterna e i terrazzi che sembrano spalti a difesa di non improbabili attacchi. 

Sant'Eligio: protettore dei maniscalchi trova in Craco la sua cappella magnificamente affrescata, forse del '500, con di santi intorno a un Cristo che pur crocifisso resta Pantocratore  (dal greco pantocrator, "sovrano di tutte le cose"). 

La storia - Le prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe (un presagio della sua fine?)  risalenti all'VIII secolo a.C. Come altri centri viciniori, è probabile che abbia offerto riparo ai coloni greci di Metaponto, quando questi si sono trasferiti in territorio collinare, forse per sfuggire alla malaria che imperversava nella pianura. Craco fu successivamente insediamento bizantino. Nel secolo X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l'agricoltura della zona, favorendo l'aggregamento urbano nella regione.

La prima testimonianza del nome del paese è del 1060, quando il territorio fu sottoposto all'autorità dell'arcivescovo Arnaldo di Tricarico, che chiamò il territorio Graculum, ovvero piccolo campo arato.

Erberto, di probabile origine normanna, ne fu il primo feudatario tra il 1154-1168. Di questa epoca è la struttura del borgo antico, in cui le case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina il centro. Nel 1276 Craco divenne sede di una Universitas.

Durante il regno di Federico II, Craco fu importante centro strategico militare. Il torrione infatti domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli, il Cavone e l'Agri, via privilegiata per chi tentava di penetrare l'interno. La torre di Craco, insieme ad altre fortificazioni ed avamposti della zona, come la Petrolla, di rimpetto a Craco, erano barriera di protezione per città al tempo ricche quali Pandosia e Lagaria, entrambe al di là dell'Agri, entrambe prospicienti la feconda Siritide.

Nel XV secolo, la città si espanse intorno ai quattro palazzi: Palazzo Maronna, vicino alla torrione, con bell'ingresso monumentale in mattoni, e con grande balcone terrazzato; Palazzo Grossi, vicino alla Chiesa Madre (ha un alto portale architravato, privo di cornici; i piani superiori sono coperti da volte a vela e decorati con motivi floreali o paesaggistici racchiusi entro medaglioni; parte delle finestre e dei balconi conservano ringhiere in ferro battuto); Palazzo Carbone, edificio della fine del '400 con ingresso monumentale, rinnovato ed ampliato nel Settecento; Palazzo Simonetti.

Nel 1799 Innocenzo De Cesare, studente a Napoli, rientrò a Craco e capeggiò il movimento della "borghesia rurale", movimento rivoluzionario della Repubblica partenopea che si proponeva con sommosse e tumulti in tutta la regione di rompere i rapporti feudatari che caratterizzavano l'agricoltura del tempo. La rivolta fu sedata nel sangue, a Palazzo Carbone. 

Il cinema -  Craco non è sconosciuto ai cinefili perché ha fatto da set a numerose produzioni cinematografice, anche internazionali. è stato scelto spesso dalle produzioni cinematografiche come set: La lupa di Alberto Lattuada; Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi (nell'episodio dell'arrivo di Volontè-Carlo Levi alla nuova destinazione di confino, Gagliano: per l'occasione furono disposti sulle prime case del paese degli stendardi a lutto, ancora oggi visibili, per ricreare lo scenario descritto nel libro); King David di Bruce Beresford; Saving Grace di Tom Conti; Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani; Terra bruciata di Fabio Segatori; Nativity di Catherine Hardwicke; La passione di Cristo di Mel Gibson (Craco fu scelta come il paese che si vede sullo sfondo nella scena dell'impiccagione di Giuda); The Big Question di Francesco Cabras ed Alberto Molinari; Nine Poems in Basilicata di Antonello Faretta; Agente 007 - Quantum of Solace di Marc Forster (con Daniel Craig e Giancarlo Giannini); Basilicata coast to coast, di Rocco Papaleo.

Nel video, "Craco, città fantasma".

 

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