L'inno di Garibaldi Εκτύπωση
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Πέμπτη, 30 Μάιος 2019 07:43

"Garibaldi fu... cantato"




Inno di garibaldiFu proprio Giuseppe Garibaldi a chiedere nel dicembre 1858 all’allora trentasettenne poeta marchigiano Luigi Mercantini – il Rouget de l’Isle italiano come è stato definito da alcuni - un inno che accompagnasse i suoi volontari nell’impresa ambiziosa che stavano preparando:
“Voi mi dovreste scrivere un Inno per i miei volontari: lo canteremo andando alla carica e lo ricanteremo tornando vincitori”.
Mercantini – autore de La spigolatrice di Sapri, poesia romantica e patriottica sulla tragedia di Carlo Pisacane nel Regno delle due Sicilie – lo scrisse in brevissimo (titolandolo La canzone italiana) e lo consegnò a Agostino Bertani per eventuali correzioni; per comporre la musica fu poi contattato, il 4 gennaio 1859, Alessio Olivieri, capo musica del 2° reggimento della Brigata Savoia. Il 7 marzo dello stesso anno, a Torino, Garibaldi ebbe lo spartito, stampato in quattro pagine come Inno nazionale dall’editore Armanino di Genova.

L’inno era quindi pronto e, come auspicava Garibaldi, accompagnò l’impresa dei Mille e poi l’unificazione d’Italia. Ristampato a Milano nel 1861 dalla casa editrice Ricordi, sarà uno degli inni più riprodotto e cantato con poche varianti - come in genere i testi d’autore, meno soggetti, come sottolinea Cesare Bermani, dei “testi sociali” a modifiche e adattamenti – e fu tradotto in altre lingue.
Dalla preparazione della spedizione di Sicilia in poi la sua trasmissione orale fu inarrestabile, più immediata e veloce della circolazione dei fogli volanti con gli spartiti e i canzonieri sociali. Il titolo Inno Nazionale pubblicato sul primo spartito fu presto accantonato e dopo la liberazione di Napoli era ormai ribattezzato dai volontari come Inno di Garibaldi.
A lungo fu più popolare dell’Inno di Mameli, scritto dieci anni prima, nel 1847, dal ventenne Goffredo Mameli che meno di due anni dopo morirà per le ferite ricevute durante la difesa della Repubblica Romana.
Entrambi gli inni compariranno nelle prime registrazioni fonografiche.
Esaurite le vicende risorgimentali che portarono alla unificazione dell’Italia, l’inno riemergerà con la sua carica simbolica e con una forza di coinvolgimento intatta in altri momenti della storia italiana. Il regime fascista - che utilizzò il mito di Garibaldi - non lo incluse negli elenchi dei dischi considerati sovversivi dal regime fascista, come accadde a molti altri canti.
Durante la Resistenza con l’Inno di Mameli fu la sigla della rubrica L’Italia combatte, una delle più popolari trasmessa da Radio Bari (il ritornello“Va fuora d'Italia, va fuora ch'è l'ora! Va fuora d'Italia, va fuora o stranier! “ben si adattava all’idea della Resistenza come secondo Risorgimento veicolata dalla radio); la Marcia reale di Giuseppe Gabetti, eseguita per tutto il ventennio fascista durante le cerimonie pubbliche accanto a Giovinezza, e così pubblicata anche su disco era ormai evidentemente inopportuna.
L’Inno introdurrà anche la notizia della apertura della assemblea costituente trasmessa dalla Settimana Incom del 27 giugno 1946, ma fu poi accantonato al momento della scelta di un inno nazionale provvisorio per la Repubblica italiana, nonostante si fossero espressi in suo favore anche vari intellettuali. La figura di Garibaldi, diventata ormai simbolica tra gli internazionalisti come precursore del socialismo era probabilmente troppo connotata a sinistra – “garibaldine” erano anche le formazioni comuniste durante la Resistenza - e l’inno che a lui si richiamava, che aveva accomunato repubblicani, anarchici e socialisti che si richiamavano alle idealità della rivoluzione francese e del risorgimento, identificava più che la nazione nel suo insieme il movimento operaio. Oltre a rappresentare la tradizione anticlericale e massonica.
L’ultimo momento in cui l’inno – e l’effige di Garibaldi – risuonerà per raccogliere simbolicamente una tradizione ideologica fu la campagna per le elezioni del 18 aprile 1948 del Fronte popolare delle sinistre.
Da allora le note dell’inno, progressivamente incorporato nei repertori classici bandistici e orchestrali, risuonano prive ormai di ogni legame ideale con la sua origine.

Antonella Fischetti

Riproduzione quadro
Inno di Garibaldi (Luigi Mercantini-Alessio Olivieri)

(Testo originale)


Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti:
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor.

Veniamo, veniamo! Su, o giovani schiere,
su al vento per tutto le nostre bandiere
Su tutti col ferro, su tutti col f uoco,
s u tutti col fuoco d'Italia nel cor.

Va fuora d'Italia, va fuora ch'è l'ora!
Va fuora d'Italia, va fuora o stranier!

La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni per poco la terra dell'armi;
Di cento catene ci avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri vibrar.

Le case d'Italia son fatte per noi
è là sul Danubio la casa de' tuoi;
tu il loco c’ingombri, tu il pan ci divori,
tu in rosso colori la terra ed il mar.

Va fuora d’Italia …

Bastone tedesco l'Italia non doma,
non nascono al giogo le stirpi di Roma:
più Italia non vuole stranieri e tiranni,
già troppi son gli anni che noi li soffriam.

Più l’Alpi non sono d’Italia le mura
Ma vendica l’arte l’offesa natura
Sorvola con valli trapassa apennini
Noi tutti vicini l’Italia abitiam.

Va fuora d’Italia …

Sien mute le lingue, sien pronte le braccia
Soltanto al nemico voltiamo la faccia
Nel di’ della pugna saremo italiani
Se in noi dei Romani risorge il voler.

Portiamo in trionfo le barbare spoglie
Ma veglino i forti d’Italia alle soglie:
e intanto che serve son l’altre contrade
nel pugno le spade dobbiamo tener.

Va fuori d’Italia…
Incisione Eduardo Matania 1884
(Testo dopo la correzione di Bertani)

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti:
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor.

Veniamo, veniamo! Su, o giovani schiere,
su al vento per tutto le nostre bandiere
Su tutti col ferro, su tutti col fuoco,
su tutti col fuoco d'Italia nel cor.

Va fuora d'Italia, va fuora ch'è l'ora!
Va fuora d'Italia, va fuora o stranier!

La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni per poco la terra dell'armi;
Di cento catene ci avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.

Bastone tedesco l'Italia non doma,
non nascono al giogo le stirpi di Roma:
più Italia non vuole stranieri e tiranni,
già troppi son gli anni che dura il servir.

Va fuora d’Italia …

Le case d'Italia son fatte per noi,
è là sul Danubio la casa de' tuoi;
tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,
i nostri figlioli per noi li vogliam.

Son l'Alpi e i due mari d'Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera per tutto innalziam.

Va fuora d'Italia, …

Sien mute le lingue, sien pronte le braccia
Soltanto al nemico volgiamo la faccia
E tosto oltre i monti n’andrà lo straniero
Se tutta un pensiero l’Italia sarà.

Non basta il trionfo le barbare spoglie
Si chiudano ai ladri d’Italia le soglie:
le genti d’Italia son tutte una sola,
son tutte una sola le cento città

Va fuora d’Italia…Inno di garibaldi

(Dopo il 1860 Mercantini diffuse due nuove strofe finali)

Se ancora dell'Alpi tentasser gli spaldi,
il grido d'allarmi darà Garibaldi,
e s'arma allo squillo che vien da Caprera
dei Mille la schiera che l'Etna assaltò.

E dietro alla rossa avanguardia dei bravi
si muovon d'Italia le tende e le navi:
già ratto sull'orma del fido guerriero,
l'ardito destriero Vittorio spronò.

Va fuora d'Italia, …

Per sempre è caduto degli empi l'orgoglio
a dir: Viva Italia, va il Re in Campidoglio!
La Senna e il Tamigi saluta ed onora
l'antica signora che torna a regnar.

Contenta del regno, fra l'isole e i monti,
soltanto ai tiranni minaccia le fronti:
dovunque le genti percuota un tiranno,
suoi figli usciranno per terra e per mar!

Va fuora d'Italia, …

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