Da Piero Fornasetti a Barnaba, storia di una famiglia nemica del conformismo Εκτύπωση
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Τρίτη, 18 Ιούνιος 2019 07:48
Di Elisa Zagaria

Una storia avvincente, fatta di cadute e risalite, una lotta combattuta sempre in prima linea, senza compromessi, un viaggio che non conosce approdo, in cui classico e moderno si fondono, uniti da un immaginario potente che non smette di stupire.

Da oltre mezzo secolo il nome Fornasetti è sinonimo di magia, quella dell'artigianato che sconfina nell'arte, quella del sogno che genera mondi fantastici, surreali, metafisici. Che si tratti di mobili, piatti, candele o tappeti poco importa: lo stile Fornasetti è immediatamente riconoscibile, decorativo senza mai essere futile, audace e visionario, ma con un’attenzione imprescindibile alla funzionalità.

Piero Fornasetti with his “Stanza Metafisica”
Courtesy of Artipelag
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Buffet “Città che si rispecchia”
Courtesy of Artipelag

La “follia pratica” che sta dietro uno dei marchi più longevi e acclamati del Made in Italy è prima di tutto una questione di famiglia. La storia inizia con Piero Fornasetti, classe 1913, figlio della Milano bene. Il padre industriale ha già scritto per lui un futuro in azienda, ma sin da bambino Piero sente una fascinazione inarrestabile per il disegno. Contro il volere del padre si iscrive all’Accademia di Brera, ma la sua personalità impetuosa e controcorrente mal si concilia con i canoni del tempo. In contrasto con la scuola, rea di non insegnare il nudo, il giovane Fornasetti si fa cacciare per insubordinazione. Entra quindi alla Scuola Superiore d'Arti Applicate all'Industria del Castello Sforzesco, ma non è nel percorso accademico che sazia il suo famelico bisogno di sapere.

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Ribelle e curioso per indole, legge e studia con zelo indefesso, spaziando dal teatro alla pittura rinascimentale, fino a sviluppare una particolare passione per le tecniche di incisione e stampa. Negli anni trenta, l’abilità di Fornasetti in questo campo porta alla nascita di una Stamperia che diviene punto di riferimento dei maggiori artisti del tempo, da De Chirico a Clerici, da Fontana a Bo. Ma a Piero non basta. Sente l’urgenza di esprimere se stesso. Così affina una tecnica di stampa che gli permette di imprimere originali motivi grafici su dei foulard di seta, e ne propone una serie alla Triennale di Milano. È un buco nell'acqua, ma gli vale l’attenzione di Gio Ponti, con cui dagli anni 40 in poi comincerà una strettissima e feconda collaborazione.

La guerra è una parentesi dura ma ricca di sperimentazioni. Rifugiatosi in Svizzera, Piero ha modo di cimentarsi con disegni e ritratti a olio, focalizzati soprattutto sul corpo umano. Di queste ricerche farà tesoro più avanti. Negli stessi anni firma le scenografie del Caligola di Albert Camus diretto da Giorgio Strehler. Tornato a Milano, trova ad attenderlo Gio Ponti, con il quale mette mano a una serie di allestimenti e progetti di interni, tra cui il Casinò di Sanremo e le cabine dell’Andrea Doria. I due condividono una profonda affinità ideologica e culturale: credono nella possibilità di produrre industrialmente oggetti di uso comune impreziositi da una componente decorativa che li renda dei veri e propri pezzi d’arte. Così, nella loro visione avanguardista, la cultura e la bellezza divengono accessibili a tutti, entrano nelle case e nei riti della quotidianità.

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Ma il mercato non è pronto. I disegni di Piero Fornasetti sono troppo esuberanti, la decorazione viene percepita come poco adatta alla produzione su vasta scala. Così Fornasetti decide di fare da sé, e negli anni 50 apre il suo Atelier. È questa la stagione più fertile del suo lavoro, che inizia sempre dal gesto primitivo e viscerale del disegno, alternando temi ricorrenti come volti e parti del corpo, civette, farfalle, carte da gioco, capitelli e colonne, per esplorare le direzioni più diverse. In coppia con Ponti realizza il trumeau “Architettura”, esposto poi alla IX Triennale del 1951: il mobile, perfetta simbiosi di antico e moderno, diventerà un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo.

Wallplates from the series “Tema e Variazioni”
Courtesy of Artipelag
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Wallplates from the series “Tema e Variazioni”
Courtesy of Artipelag

Il 1952 vede un altro incontro decisivo per la vita e la carriera di Fornasetti, quello con Lina Cavalieri. Scoperta sulle pagine di una rivista, la cantante lirica vissuta tra 800 e 900, definita da D’Annunzio “massima testimonianza di Venere in terra”, diventa per Piero “il decoro dei decori”. Il suo volto ammaliatore, enigmatico come quello della Gioconda, è al centro della serie “Tema e Variazioni", che ne riproduce i tratti iconici in oltre 500 versioni differenti, impresse su oggetti di uso quotidiano come mobili e accessori, e soprattutto piatti.

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Parallelamente Piero prosegue nella sua ricerca artistica: dal 1955 al 1958 lavora alla “Stanza metafisica”, installazione allestita a Londra che, mediante una struttura costituita da trentadue ante, mira a plasmare uno spazio ideale per la meditazione.

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Fornasetti l’alchimista, l’uomo che non si sente un designer, ma piuttosto un artista rinascimentale, è ormai noto in tutto il mondo, ma nei due decenni successivi la musica cambia. Si afferma sulla scena artistica e industriale un razionalismo integralista, che subordina la forma alla funzione, bollando il decoro come superfluo e lezioso. Mentre Ponti si adegua, Fornasetti continua imperterrito per la sua strada, ancora una volta ribelle, indifferente ai canoni e alle mode. Questa scelta lo allontana dai riflettori e dall’amico di sempre. Piero si getta nella pittura, riversando nei colori e nell’immaginario surrealista e onirico il suo bisogno di evadere da una realtà che non lo rappresenta più, in cui nemmeno l'artigianato sembra più trovare spazio, spazzato via da frenetiche logiche industriali.

“La venditrice di farfalle”
Courtesy of Artipelag
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Ma Piero non è tipo da compromessi. Il consenso e la fama non gli interessano. “Un artista che vuole avere successo non è più un artista”, afferma, “è una persona che vuole avere successo. Se si adegua alle mode arriva in ritardo perché ormai si sono adeguati tutti. Quindi forse l’idea è quella di non adeguarsi, di essere originale”. Dopo un lungo, deliberato, oblio, gli anni ottanta sono quelli della riscoperta, specie grazie all’apertura della galleria “Themes & Variations” a Londra. Nel 1987 Fornasetti collabora con Patrick Mauriés alla realizzazione della prima monografia sulla sua opera, arricchita da un’introduzione di Ettore Sottsass, ma non fa in tempo a presenziare alla presentazione del libro. Nel 1988 infatti muore inaspettatamente, durante un piccolo intervento chirurgico.

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A raccoglierne l’eredità è il figlio, Barnaba Fornasetti, classe 1954, tuttora al timone dell’azienda di famiglia. La leggenda dice che all’età di quattro anni regalò al padre una margherita posata su una foglia. Piero si mise subito a disegnarla, facendone il tema decorativo di una serie di vassoi. Ebbe inizio così il loro sodalizio professionale. “Immaginazione, fantasia e creatività sono cibi insopprimibili per l’anima e per lo spirito: è un dovere per chi ne ha il darne agli altri, ed è così che la fantasia chiama la fantasia e che la poesia invita alla poesia per tutti, a tempo pieno”, così diceva Piero. Ed è evidente che quel dono suo figlio lo ha ricevuto e fatto fruttare più di chiunque altro.

Barnaba Fornasetti
Daniel Hertzell
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Anche Barnaba la ribellione ce l’ha nel sangue. Gli anni della giovinezza li spende nella Milano della contestazione e delle comuni, fondando una rivista underground chiamata Get Ready, che si fa notare per la grafica sopraffina e i contenuti iconoclasti. Vive da anni all’estero quando Piero lo richiama in Italia, per venire in soccorso dell’Atelier che rischia di fallire. La morte del padre lo costringe di colpo a “diventare adulto”, senza mai smarrire la vena giocosa e irriverente che del marchio Fornasetti è l’emblema. Nemico del conformismo e della mediocrità, Barnaba tiene in vita le collezioni paterne e ne firma di nuove, dirigendo un’azienda che sceglie di restare piccola (appena 60 persone), per non tradire la sua matrice artigianale.

Piero Fornasetti. Cento anni di follia pratica-One hundred years of pratical madness. Ediz. illustrata

I decori iconici continuano ad essere protagonisti, sempre nutriti dal binomio creatività-razionalità, ma si rinnovano, declinandosi in forme inedite, dalla carta da parati ai profumi, con un occhio al mercato ed uno all’arte. Ed è una formula vincente. Lo dicono i fatturati, in crescita costante, e lo dicono gli appassionati, che in gran numero accorrono a vedere le mostre dedicate all’universo Fornasetti. Come quella del 2013, in Triennale, per il centenario della nascita del fondatore del marchio, o ancora l’esposizione a Palazzo Altemps a Roma, nel 2014, visitata da oltre 60 mila persone.

La prossima in ordine di tempo aprirà i battenti il 14 giugno a Stoccolma, ad Artipelag, il complesso museale per l'arte moderna e contemporanea più importante di Svezia. Intitolata “Fornasetti Inside out outside in”, la mostra ripercorrerà l’intera produzione di Piero Fornasetti, dai quadri ai mobili alle installazioni, fino ad arrivare all'opera contemporanea di suo figlio Barnaba. Una storia avvincente, fatta di cadute e risalite, una lotta combattuta sempre in prima linea, senza compromessi, un viaggio che non conosce approdo, in cui classico e moderno si fondono, unificati da un immaginario potente che non smette di stupire.

https://www.elledecor.com/it/people/a27726091/piero-fornasetti-barnaba-stile-storia/